Abruzzo

L’Abruzzo non si spiega,
si attraversa.
È una terra che ti guarda in silenzio
mentre cerchi le parole giuste
e intanto ti cambia.

Qui la montagna non domina,
vigila.
Sta ferma come chi ha visto passare i secoli
e non ha bisogno di dimostrare nulla.
Il mare, poco distante,
respira con un ritmo diverso,
come se la stessa anima avesse imparato
due modi opposti di restare.

L’Abruzzo è fatto di distanze brevi
e profondità immense.
In pochi chilometri passi dal vento alto dei passi
alla sabbia che scotta sotto i piedi.
E in mezzo ci sono i paesi,
inermi e forti,
con le porte aperte e la memoria lunga.

Qui la bellezza non chiede attenzione,
si nasconde.
Sta nei muri consumati,
nelle mani che lavorano senza fretta,
nelle luci accese presto la sera.
È una bellezza che non vuole essere guardata,
ma rispettata.

L’Abruzzo ti insegna il valore dell’attesa.
Le stagioni non corrono,
arrivano quando è il momento.
E tu impari a fare lo stesso:
a non forzare,
a non pretendere,
a lasciare che le cose accadano.

C’è una dignità antica in questa terra.
Non urlata,
non esibita.
Una dignità che resiste ai terremoti,
alle partenze,
alle promesse mancate.
Resta lì,
come una casa che aspetta
anche quando sembra vuota.

L’Abruzzo non ti chiede di restare,
ma se lo fai,
ti insegna a essere essenziale.
A distinguere ciò che serve
da ciò che pesa.
A stare al mondo con meno rumore
e più verità.

E quando lo lasci,
se lo lasci,
non senti nostalgia.
Senti rispetto.
Per una terra che non ti ha mai trattenuto,
ma ti ha insegnato
come si resta.

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