Teramo si è svegliata piano,
con un passo più lento,
come se l’aria stessa avesse capito
che qualcosa mancava.

Lino,
uomo di lavoro e di silenzio operoso,
hai camminato tra le strade della tua città
non per farti notare,
ma per costruire.

Nelle stanze della tua impresa
non c’erano solo forniture e numeri,
ma responsabilità, fiducia,
mani strette con rispetto.
La Sanic non era solo un’azienda,
era il segno concreto di una parola mantenuta.

E poi il parquet,
le luci del palazzetto,
i colori biancorossi che ti scaldavano il cuore.
Quando il vento era contrario
e le difficoltà sembravano più grandi dei sogni,
tu non hai fatto un passo indietro.
Hai scelto di restare.
Hai scelto di lottare.
Hai scelto Teramo.

Non eri solo un patron,
eri presenza.
Non solo dirigente,
ma custode di una passione collettiva.
Hai difeso un nome,
una maglia,
un’idea di appartenenza.

Ma il tuo traguardo più grande
non è stato in Serie A,
né nei bilanci in attivo.
È stato a casa,
negli abbracci semplici,
nelle parole dette sottovoce.

Francesco e Antonio portano il tuo sguardo.
E in quel nipote,
che chiamavi la tua gioia più grande,
continua a battere il ritmo del tuo cuore.

Oggi Teramo ti saluta
con rispetto e gratitudine.
Le serrande si alzano più piano,
le voci si fanno più basse,
le mani si stringono più forte.

Non è un addio rumoroso il tuo,
ma un silenzio pieno di memoria.
Perché certi uomini
non smettono di vivere
quando si spengono le luci,
ma quando smette di essere pronunciato il loro esempio.

E il tuo esempio, Lino,
continuerà a camminare
tra le vie della città che hai amato,
tra i canestri che hai difeso,
tra le mani di chi
ha imparato da te
che la passione è responsabilità
e l’amore per la propria terra
è un impegno che non finisce mai.

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