C’è un profumo che solo chi ha vissuto le estati a Francavilla al Mare può riconoscere: è un misto di salsedine, pini marittimi e quella spensieratezza leggera che sembrava non dover finire mai. Oggi, guardando questa vecchia fotografia in bianco e nero, quel profumo sembra uscire dai bordi ingialliti della carta per riportarci indietro nel tempo.

Francavilla non era solo una località balneare; era il palcoscenico dei nostri sogni più grandi. Ricordate il lungomare prima che il cemento prendesse il sopravvento? Era un corridoio di luce dove le Fiat 500 cariche di ombrelloni e borse frigo sfilavano lente, in cerca di un parcheggio che sembrava sempre troppo lontano, ma che faceva parte del rito. Le spiagge erano distese infinite di sabbia finissima, punteggiate da file ordinate di cabine di legno, quelle dai colori pastello che oggi sopravvivono solo nei nostri ricordi più cari.

C’erano le mattine passate a fare il bagno fino a quando le labbra non diventavano blu per il freddo, ignorando i richiami disperati delle madri che urlavano dal bagnasciuga che “erano passate tre ore dal pranzo”. E poi i pomeriggi al Sirena, cuore pulsante della nostra estate, dove ci si scambiavano sguardi timidi tra un gelato e una canzone del Jukebox. Le note di “Sapore di Sale” o di “Azzurro” restavano sospese nell’aria, mescolandosi al rumore delle onde che si infrangevano dolcemente.

In quel bianco e nero che oggi ci appare così nitido, vediamo volti che forse non ci sono più o che il tempo ha segnato profondamente, ma che in quell’istante erano eterni. C’erano i pescatori che all’alba tiravano le reti, testimoni di una fatica antica che conviveva con l’eleganza dei turisti arrivati da lontano. C’erano le sale giochi, i primi amori nati sotto il molo, le corse in bicicletta con il vento che spettinava i capelli e la sensazione che il mondo intero finisse esattamente lì, tra la collina e il mare.

Francavilla era la nostra piccola Hollywood adriatica, un luogo dove la nobiltà del passato, legata al cenacolo di Michetti e d’Annunzio, incontrava la gioia popolare delle ferie d’agosto. Ogni angolo di questa città ha una storia da raccontare, un segreto sussurrato tra le foglie delle palme o un’eco di risate che risuona ancora tra i palazzi storici e i moderni stabilimenti.

Questa foto è un ponte. Ci permette di attraversare i decenni e di ritrovare quel bambino o quella ragazza che correva felice verso l’acqua, senza preoccupazioni, convinto che l’estate sarebbe durata per sempre. È un omaggio a ciò che siamo stati e a come questo mare ci ha cullati e formati. Perché puoi anche andare lontano, ma Francavilla ti resta addosso come la sabbia nelle tasche del costume dopo una giornata di sole.

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